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LA STORIA
Il cabaret, nel Veneto, non ha una tradizione. Forse
perché da sempre, la gente del Veneto è stata costretta a lavorare
sodo se voleva campare e si è trovata nell'impossibilità di
ribellarsi con discreta violenza alla propria condizione sociale, anche se, puntualmente,
ha protestato con garbo, a volte eccessivo, per i disagi che ha dovuto subire
in passato.
Tra questa gente saggia e attiva ha trovato un ambiente particolarmente
fecondo una "cultura popolare" fatta di esperienze personali che non
ha eguali e che può far testo o paragonarsi ad altre culture ben più
declamate. Ne è una prova la fecondità del teatro semplice, fatto
di piccole cose che esprimono concetti universali, un teatro "forte"
per i caratteri che delinea, ma niente affatto violento. Il cabaret, invece, scaturisce
dalla ribellione di uno spirito, è satira e, a volte, addirittura dissacrazione
di valori universalmente accettati.
Il cabaret è libertà di espressione, è
libertà di pensiero. E' un genere di spettacolo che ha vissuto momenti
di splendore in tutti i Paesi durante e all'indomani di ogni genere di oppressione,
periodo che anche la gente del Veneto ha vissuto, ma al quale ha fatto fronte
con una forza d'animo eccezionale, al quale ha reagito con fermezza, ma senza
trascendere i limiti di una grande dignità.
In questo mondo Veneto, due padovani: Remigio Ruzzante
e Roberto Soldan, hanno realizzato il loro "cabaret", proponendosi
di mostrare lo spirito della loro gente anche sotto l'aspetto misconosciuto
della polemica.
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